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5 cose da sapere sul futuro del mondo del lavoro

Il futuro del mondo del lavoro è in continua evoluzione. Lo percepiamo e lo viviamo quotidianamente. Le nuove tecnologie e il modo di lavorare, più fluido e flessibile, permettono scenari innovativi, dove l’uomo potrà trovare sempre più spazio per esprimere la propria peculiarità e genialità.

Secondo il World Economic Forum, ecco 5 punti da tenere a mente per vivere questo momento di transizione al meglio, per costruire il futuro con una visione centrata sull’essere umano.

1. Automazione, robotizzazione e digitalizzazione avranno applicazioni diverse a seconda del settore di applicazione.

Internet ad altissima velocità, intelligenza artificiale, l’analisi dei Big Data, la tecnologia del cloud saranno le tecnologie emergenti e dirompenti che rivoluzioneranno il mondo del lavoro entro il 2022. Ma gli scenari futuristi immaginati dai film che vedono le macchine al posto dell’uomo resteranno solo un “tema da cinema”. Ogni settore industriale, infatti, inserirà queste tecnologie ma in particolare sulla robotica si prevedono diverse tipologie di interventi.

2. Arrivano novità positive per il futuro del lavoro.

Entro il 2022, molte delle professioni nate con l’avvento delle nuove tecnologie cresceranno del 10% circa. Lo stesso valore, ma in negativo, è stimato per tutte le professioni che sono considerate ormai obsolete. Il WEF stima che circa 75 milioni di lavori attualmente svolti spariranno perché l’interazione tra robotica, intelligenza artificiale e l’essere umano andrà a semplificare e velocizzare alcuni ruoli. Ma il dato non è negativo, se letto nel suo complesso. Saranno infatti 133 milioni le nuove professionalità che emergeranno e si affermeranno nel mondo del lavoro. Insomma, di spazio ce ne sarà, per tutti.

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Ovviamente le nuove professioni saranno orientate al mondo tecnologico: Data Analyst, sviluppatore di software e applicazioni, specialisti in e-commerce e social media, saranno alcuni dei trend che andranno per la maggiore. Non è strano: gli algoritmi dell’intelligenza artificiale richiedono delle competenze per essere gestiti o per gestire le informazioni in output. Saper usare la tecnologia, anche e soprattutto nel mondo della comunicazione e del marketing, diventano fondamentali per saper racontare un brand, un’azienda, in modo sempre attuale ed innovativo.

Ma l’utilizzo della tecnologia non sarà l’unico aspetto che darà il via alla creazione di nuove professioni: l’aspetto umano, le soft skills come l’empatia, la capacità di lavorare in team, sarà sempre più determinante ed importante per la gestione di alcuni lavori. Tutti i settori legati allo sviluppo (di prodotti o servizi) all’educazione, alla formazione, al customer service, al marketing ed alle vendite, gli innovation manager: tutti questi ambiti richiederanno l’apporto umano.

3. La divisione del lavoro tra l’uomo e le macchine sta cambiando velocemente.

Oggi le macchine non giocano un ruolo determinante nel panorama lavorativo. Non ancora almeno. Sempre secondo il WEF, oggi l’uomo porta a uterine il 71% degli obiettivi aziendali, mentre le macchine solo il 29%. Ma il panorama generale dovrebbe cambiare e, intorno al 2022, le percentuali si avvicineranno al 50% per entrambi. Dopo il 2022, si stima che le macchine sorpasseranno l’essere umano, grazie ai sorprendenti passi in avanti che sta facendo la potenza di calcolo e l’intelligenza artificiale.

Le macchine potranno sempre di più comunicare, interagire, coordinare, gestire, fare previsioni, velocizzando e migliorando il raggiungimento di obiettivi di qualsiasi tipologia. Si capisce come sia fondamentale, in questo passaggio, che l’essere umano sappia gestire, a tutti i livelli, la tecnologia in tutte le sue sfaccettature, per poterla indirizzare nel migliore dei modi.

4. Nuovi obiettivi generano nuove competenze.

Le nuove tecnologie portano anche una modifica delle competenze necessarie. Se i lavori ripetitivi e automatici verranno gestiti in toto dalle macchine, seppur con la supervisione dell’essere umano, si capisce che all’essere umano saranno richieste competenze diverse in cui possa davvero fare la differenza. Come abbiamo già detto, le competenze tipiche umane, le soft skill saranno la marcia in più che permetterà la creazione di nuove professioni.

Questa tipologia di competenza deve essere supportata da una formazione continua e da un apprendimento attivo e non può prescindere dalla giusta educazione. La creatività, l’originalità, la capacità di risolvere i problemi, la flessibilità, la resilienza, l’attenzione ai dettagli, sono tutte doti che possono e devono essere coltivate nei più piccoli come nei più grandi, per garantire lo sviluppo corretto della tecnologia e del genere umano.

5. Non smetteremo mai di apprendere.

Il WEF stima che gli impiegati, dopo il 2022 avranno bisogno di 101 giorni di formazione all’anno per mantenersi aggiornati e poter svolgere le professioni che serviranno nel futuro.

In questo momento assistiamo ad un gap di competenze: per la digital transformation le aziende preferiscono richiedere un supporto, esternalikzando le competenze per aggiornare la propria realtà. Si intuisce che questo movimento non potrà continuare all’infinito. Le aziende hanno la responsabilità, anche nei confronti dei loro dipendenti, di offrire formazione e supporto ai propri dipendenti per poter garantire una crescita individuale e aziendale. Il bisogno di formazione in questo momento è un sintomo di cambiamento: in un momento così delicato di evoluzione per l’essere umano, la formazione, e ancora prima l’educazione, diventano strategici per essere consapevoli del mutamento in atto per poter riscrivere il mondo del lavoro a nostra immagine e somiglianza.

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